PENSARE INSIEME
Non c'è dubbio che condividere riflessioni e pensiero è la cosa più difficile ed impegnativa. Spesso si preferisce eseguire, fare, trafficare. Il chiedersi il perchè, gli obiettivi, il verificare se ne vale la pena, diventa molto più scomodo. Serve pazienza, lucidità e molta disponibilità.
Ci proviamo ancora domenica prossima 24 giugno dalle ore 11.00 a saint'Alène, perchè la pastorale non è "roba" del prete, ma è il vivere di una comunità e dei suoi elementi vivi che partecipano in modo consapevole.
Ci eravamno lasciati lo scorso ottobre su queste considerazioni. Riprendiamo da qui.
La partecipazione reale alla vita della chiesa si è molto ridotta, e non soltanto nelle nuove generazioni. Alle 5 messe celebrate la domenica a Bruxelles in lingua italiana, si sono contati 500 partecipanti, pari al 1,8%. Si calcola che altrettanti partecipano regolarmente alle celebrazioni domenicali in lingua francese nelle diverse parrocchie locali, il che porta la pratica religiosa degli italiani, non al di sopra del 4%.
Purtroppo pochissimi italiani partecipano ai Consigli pastorali e alle strutture (AOP o Fabrique de l’Eglise) di gestione e di decisione delle parrocchie e delle Unità Pastorali. Ed è lo stesso fenomeno che si registra nell’ambito civile nei consigli Comunali. La tendenza è quella di vivere il religioso e lo spirituale come pratica privata e devozionale, senza la traduzione in progetti di partecipazione attiva nella comunità sia civile che religiosa. Il gusto “popolare” resta comunque attraente e si accoglie volentieri ogni iniziativa di pellegrinaggio proposta da chiunque.
Questo è quanto vivono le comunità italiane di Saint-Gilles, Ixelles (decanato Sud con 9.150 italiani) e Schaerbeek (Decanato Nord-est con 7.700 italiani), Anderlecht-Molembeek (Decanato Ovest con 7.900 italiani).
Usiamo solo la chiesa di una parrocchia? Partecipiamo alla vita dell’Unità pastorale? Facciamo “ghetto” isolati? Coinvolgiamo e abbiamo una collaborazione con gli operatori pastorali locali? Cosa non facciamo insieme alle parrocchie e nell’unità pastorale?
Quali priorità e finalità per le nostre comunità italiane oggi e per il prossimo futuro?
Quali passerelle per migliorare la condivisione fra comunità diverse ed aumentare la crescita delle unità pastorali? Quali punti importanti della nostra identità non possono “sparire”?
Quale programmazione da condividere con le parrocchie e le altre comunità di origine straniera?
Quali risorse umane da suscitare e preparare?
Ci proviamo ancora domenica prossima 24 giugno dalle ore 11.00 a saint'Alène, perchè la pastorale non è "roba" del prete, ma è il vivere di una comunità e dei suoi elementi vivi che partecipano in modo consapevole.
Ci eravamno lasciati lo scorso ottobre su queste considerazioni. Riprendiamo da qui.
Focus sulla pastorale italiana a Bruxelles
La situazione attuale: a
Bruxelles vivono circa 28.000 cittadini
italiani. Statisticamente i minori sono pari al 10,4 %, il 11,36% tra i 18 e i
30 anni, il 61% si colloca nell’età produttiva dai 30 ai 65 anni, per terminare
con il 10% dai 65 ai 75 anni e il 6% oltre 75 anni. Questa è la base principale
e più numerosa delle nostre comunità. C’è una componente che si riferisce alla
nuova mobilità: giovane, che chiede servizi pastorali e religiosi, che trova
stabilità sempre maggiore in Bruxelles e dintorni. Una grande parte, stimata
sulle 10.000 persone e non calcolata nella cifra, ha preso la cittadinanza
belga. Attorno alle istituzioni europee
lavorano più di 5.000 italiani.La partecipazione reale alla vita della chiesa si è molto ridotta, e non soltanto nelle nuove generazioni. Alle 5 messe celebrate la domenica a Bruxelles in lingua italiana, si sono contati 500 partecipanti, pari al 1,8%. Si calcola che altrettanti partecipano regolarmente alle celebrazioni domenicali in lingua francese nelle diverse parrocchie locali, il che porta la pratica religiosa degli italiani, non al di sopra del 4%.
Purtroppo pochissimi italiani partecipano ai Consigli pastorali e alle strutture (AOP o Fabrique de l’Eglise) di gestione e di decisione delle parrocchie e delle Unità Pastorali. Ed è lo stesso fenomeno che si registra nell’ambito civile nei consigli Comunali. La tendenza è quella di vivere il religioso e lo spirituale come pratica privata e devozionale, senza la traduzione in progetti di partecipazione attiva nella comunità sia civile che religiosa. Il gusto “popolare” resta comunque attraente e si accoglie volentieri ogni iniziativa di pellegrinaggio proposta da chiunque.
Questo è quanto vivono le comunità italiane di Saint-Gilles, Ixelles (decanato Sud con 9.150 italiani) e Schaerbeek (Decanato Nord-est con 7.700 italiani), Anderlecht-Molembeek (Decanato Ovest con 7.900 italiani).
“Prove di comunione” si potrebbero chiamare tutte
le riunioni e gli incontri che aiutano a riflettere insieme su chi siamo e dove
stiamo andando. Nelle unità pastorali lo si pratica almeno mensilmente. Anche
la componente italiana che vive a Bruxelles sente l’esigenza di non dimenticare
la propria storia di comunità cristiana e tenta di capire dove si sta andando.
Così alcuni delle comunità italiane storiche di Saint-Gilles, Ixelles e
Schaerbeek provano a darsi almeno due appuntamenti annuali per ritrovarsi ed
imparare a riflettere ascoltandosi reciprocamente e prendendo conoscenza delle
indicazioni della nostra chiesa che vive a Bruxelles. Così il 2 ottobre dello
scorso anno 2011 ci si è trovati in assemblea prima della celebrazione solenne
in onore di San Francesco, patrono d’Italia. Partendo dalle esigenze che pone
il servizio pastorale abbiamo
ritracciato alcuni momenti della storia dell’assistenza religiosa alla
colonia italiana di Bruxelles e dintorni,
iniziata nel 1946, per poi ricordare i cambiamenti fatti dalla Chiesa che vive a Bruxelles e
alla sua organizzazione attuale in 4 Decanati composti dalle unità pastorali
che a poco a poco si strutturano composte dalle Parrocchie esistenti e dalle
comunità di origine straniera. Diversi componenti delle comunità hanno sintetizzato
il lavoro che si è promosso nella liturgia, nella formazione, nella visita ai
malati, per le coppie e le giovani famiglie, nel campo della comunicazione e
nella partecipazione alle strutture
parrocchiali delle fabrique de l’Eglise e delle AOP.
Così, In alcuni
incontri programmati dalla pastorale Italiana di Bruxelles, ci si interroga
sulla situazione presente e si è convinti che il modello di assistenza
religiosa seguito da sempre per i battezzati di origine italiana, richiede importanti cambiamenti. La situazione,
in progressiva evoluzione della nostra Chiesa che vive nel vicariato di
Bruxelles, richiede un tempo opportuno di revisione e di riflessione. E’ indubbio che camminiamo verso una partecipazione sempre più
consapevole. Viviamo e siamo
legati a 3 decanati ( Doyenné Sud,
Nord-est e Ovest).
Abbiamo il
riferimento a 4 Unità Pastorali: UP Saint-Gilles, UP sainte-Croix-ixelles, UP
les Coteaux e UP Anderlecht-centre. Durante l’assemblea svoltasi il 2 ottobre
abbiamo tentato di rispondere a questi interrogativi:Usiamo solo la chiesa di una parrocchia? Partecipiamo alla vita dell’Unità pastorale? Facciamo “ghetto” isolati? Coinvolgiamo e abbiamo una collaborazione con gli operatori pastorali locali? Cosa non facciamo insieme alle parrocchie e nell’unità pastorale?
Quali priorità e finalità per le nostre comunità italiane oggi e per il prossimo futuro?
Quali passerelle per migliorare la condivisione fra comunità diverse ed aumentare la crescita delle unità pastorali? Quali punti importanti della nostra identità non possono “sparire”?
Quale programmazione da condividere con le parrocchie e le altre comunità di origine straniera?
Quali risorse umane da suscitare e preparare?
Di questo
dialogheremo Domenica 24 giugno 2012 dalle 11.00 alle 13.00 nella chiesa di
Saint’Alène in av. des villas 51 – 1060 Saint-Gilles: tutti sono i benvenuti.
Seguirà la festa
con barbecue, animazioni musicali e teatrali e tombola per il sostegno di “Vita
Nostra” e la ricostruzione nelle parrocchie terremotate della Diocesi di
Modena-Nonatola.

